sabato 31 dicembre 2011

Death is nothing at all

Death is nothing at all.
I have only slipped away into the next room.
Whatever we were to each other,that we still are.
Call me by my old familiar name,
speak to me in the easy way which you always used.
Laugh as we always laughed at the little jokes we enjoyed together.
Play,smile,think of me,pray for me.
Let my name be ever the household word it was
Life means all that it ever meant.
I am waiting for you,for an interval,somewhere very near,just round the corner.


sabato 24 dicembre 2011

Come un capitano

Come un capitano, dopo il pranzo di gala,
che agli ospiti mostra la sala delle macchine
nel ventre della nave (belle donne lo hanno
preteso),
e per i gradini di ferro li conduce in basso, apre
con metallici schianti gli sportelli, li richiude
e quelli ammirano tutto il luccichio e tutto
quel roteare e quel salire e scendere,

così faccio vedere ai miei ospiti
la stanza dei miei bambini, apro la porta,
tacito la chiudo
e sentiamo tre diversi respiri
tre ritmi diversi nella stanzetta, che
è l’infinito.
E una piccola luce azzurrina brilla in alto
sopra la porta.

venerdì 23 dicembre 2011

Quinta Elegia

Ci fosse un posto che non conosciamo, e là,
sull’indicibile tappeto, gl’innamorati, che qui
non arrivano mai a farcela, ci mostrassero le audaci
magnifiche figure dei loro cuori danzanti,
le loro torri di piacere, le loro
scale a lungo poggiate solo l’una all’altra, dove
non ci fu mai un appoggio, vacillanti –, e riuscissero,
davanti alla cerchia degli spettatori, gl’innumerevoli
morti silenziosi.
Non getterebbero allora questi le loro ultime
monete, sempre risparmiate, sempre nascoste,
a noi sconosciute,
eternamente valide monete della gioia, davanti
alla coppia che
finalmente avrà un sorriso vero, sul tappeto
pacificato?

domenica 18 dicembre 2011

Terzine

Uomini e sogni siamo d’una fibra
E in noi sgranano i sogni le pupille
Come bambini all’ombra dei ciliegi,

E alza la luna sulle cime il corso
D’oro pallido per la vasta notte.
... Affiorano così dal fondo i sogni

E come un bimbo vivono che ride,
Avanti a noi, grandi nell’onda alterna
Come la luna desta dalle cime.

Penetrano le vene più profonde;
Come mani di spettri in una stanza
Hanno dimora e vita in noi perenne.

Ed una cosa è l’uomo, l’astro e il sogno.

venerdì 2 dicembre 2011

De neve nada sei, de sol também

De neve nada sei, de sol também,
de milhares de sossegos acordados,
da subida do teu rosto atrás dos ombros,
da mão ardente, da vista da sacada
nada sei.
Ponho palavras como coisas feitas:
só entre elas, enquanto jogam, leves,
seu rodado sem cor nem qualidades,
minha ciência existe, e já não minha,
ou só tão minha como tua e delas,
ar entre os dedos, sumo de verdades.

domenica 13 novembre 2011

Sorriderti

Sorriderti forse e' morire,
porgere la parola
a quella terra leggera
alla conchiglia in rumore
al cielo della sera,
a ogni cosa - che e' sola
e s'ama col proprio cuore."

mercoledì 19 ottobre 2011

Funeral blues

Stop all the clocks, cut off the telephone,
Prevent he dog from barking with a juicy bone,
Silence the pianos and with muffled drum
Bring out the coffin, let the mourners come.

Let aeroplanes circle moaning overhead
Scribbling on the sky the message He Is Dead,
Put crêpe bows round the white necks of the public doves,
Let the traffic policemen wear black cotton gloves.

He was my North, my South, my East and West,
My working week and my Sunday rest,
My noon, my midnight, my talk, my song;
I thought that love would last for ever: I was wrong.

The stars are not wanted now: put out every one;
Pack up the moon and dismantle the sun;
Pour away the ocean and sweep up the wood;
For nothing now can ever come to any good.

mercoledì 5 ottobre 2011

La luna e l’onda

Mentre la prima luna s’alza in trono
occhi sui vivi, col pallore e lo scherno
d’una vecchia pastiglia consumata,
il passeraccio solo e imbalonato
dall’egra tamerice guarda al mare
– azul y azul, immenso azul redondo –
guarda al di là di dune e di barene
con un occhio soltanto l’altro in sonno,
trepidante per prendere la mira,
dell’onda definita e trionfante
che nessun colpo potrà mai fermare
sul confine del sogno che viviamo.
Quell’onda che avanzando ci costringe
e senza requie ci fa domandare
perché io, io chi, io quando
ed io per quanto ancora?
Ma la luna procede verso il cielo
che livido s’imbruna
testimone impassibile e solenne
sull’affanno del nulla.

lunedì 3 ottobre 2011

Alla luna

Oh essere anche noi la luna di qualcuno!
Noi che guardiamo
essere guardati, luccicare
sembrare da lontano
la candida luna
che non siamo.

Sonetto n. 15

I consider everything that grows
Holds in perfection but a little moment,
That this huge stage presenteth nought but shows
Whereon the stars in secret influence comment;
When I perceive that men as plants increase,
Cheerèd and checked even by the selfsame sky,
Vaunt in their youthful sap, at height decrease,
And wear their brave state out of memory:
Then the conceit of this inconstant stay
Sets you most rich in youth before my sight,
Where wasteful Time debateth with Decay
To change your day of youth to sullied night;
And, all in war with Time for love of you,
As he takes from you, I ingraft you new.

martedì 27 settembre 2011

domenica 25 settembre 2011

Dumka


Settembre

Già l'olea fragrante nei giardini
d'amarezza ci punge: il lago un poco
si ritira da noi, scopre una spiaggia
d'aride cose,
di remi infranti, di reti strappate.
E il vento che illumina le vigne
già volge ai giorni fermi queste plaghe
da una dubbiosa brulicante estate.

Nella morte già certa
cammineremo con più coraggio,
andremo a lento guado coi cani
nell'onda che rotola minuta.

sabato 24 settembre 2011

Sonata n. 2 op.36 - Secondo movimento

Le ricordanze

Vaghe stelle dell'Orsa, io non credea
Tornare ancor per uso a contemplarvi
Sul paterno giardino scintillanti,
E ragionar con voi dalle finestre
Di questo albergo ove abitai fanciullo,
E delle gioie mie vidi la fine...

domenica 18 settembre 2011

Ancora sulla strada di Zenna

Perché quelle piante turbate m'inteneriscono?
Forse perché ridicono che il verde si rinnova
a ogni primavera, ma non rifiorisce la gioia?
Ma non è questa volta un mio lamento
e non è primavera, è un'estate,
l'estate dei miei anni.
Sotto i miei occhi portata dalla corsa
la costa va formandosi immutata
da sempre e non la muta il mio rumore
né, più fondo, quel repentino vento che la turba
e alla prossima svolta, forse finirà.
E io potrò per ciò che muta disperarmi
portare attorno il capo bruciante di dolore.
Ma l'opaca trafila delle cose
che là dietro indovino: la carrucola nel pozzo,
la spola della teleferica nei boschi,
i minimi atti, i poveri
strumenti umani avvinti alla catena
della necessità, la lenza
buttata a vuoto nei secoli,
le scarse vite, che all'occhio di chi torna
e trova che nulla nulla è veramente mutato
si ripetono identiche,
quelle agitate braccia che presto ricadranno,
quelle inutilmente fresche mani
che si tendono a me e il privilegio
del moto mi rinfacciano.
Dunque pietà per le turbate piante
evocate per poco nella spirale del vento
che presto da me arretreranno via via
salutando salutando.
Ed ecco già mutato il mio rumore
s'impunta un attimo e poi si sfrena
fuori da sonni enormi
e un altro paesaggio gira e passa.

domenica 4 settembre 2011

Durata

La notte ci guarda tra il fogliame delle stelle.
Bella notte silenziosa. Verrà una notte
in cui non ci saremo. E anche allora
il granturco canterà le sue canzoni antiche,
le mietitrici s’innamoreranno accanto ai covoni,
e tra i nostri versi dimenticati
come tra le spighe gialle
un viso giovane, illuminato dalla luna,
guarderà, come noi stanotte, quella piccola
nube d’argento
che si piega e appoggia la fronte sulla spalla
dell’altura.

sabato 3 settembre 2011

Memorie di Adriano

Quando prendo in esame la mia vita, mi spaventa di trovarla informe. L'esistenza degli eroi, quella che ci raccontano, è semplice: va dritta al suo scopo come una freccia. E gli uomini, per lo più, si compiacciono di riassumere la propria esistenza in una formula - talvolta un'ostentazione, talvolta una lamentela, quasi sempre una recriminazione; la memoria compiacente compone loro una esistenza chiara e spiegabile. La mia vita ha contorni meno netti: come spesso accade, la definisce con maggior esattezza proprio quello che non sono stato: buon soldato, non grande uomo di guerra; amatore d'arte, non artista come credette d'essere Nerone alla sua morte; capace di delitti, ma non carico di delitti [...] Si direbbe che il quadro dei miei giorni come le regioni di montagna, si componga di materiali diversi agglomerati alla rinfusa. Vi ravviso la mia natura, già di per se stessa composita, formata in parti uguali di cultura e d'istinto. Affiorano qua e là i graniti dell'inevitabile; dappertutto, le frane del caso [...] In questa difformità, in questo disordine, percepisco la presenza di un individuo, ma si direbbe che sia stata sempre la forza delle circostanze a tracciarne il profilo; e le sue fortezze si confondono come quelle di un'immagine che si riflette nell'acqua

lunedì 29 agosto 2011

Dilazioni

Passano i giorni. Sbatte la vela sulla nave.
Si spezza la cima. Non li abbiamo annaffiati gli alberi.
L’altr’anno seccarono – né un frutto né una foglia.
Le donne sono invecchiate in fretta. Piccole lumache
salgono sui muri. Un giorno che scendemmo
a pulire, una buona volta, il pozzo – niente;
una frescura sorda e un mucchio di secchi arrugginiti.
Li tirammo fuori uno per uno. Il pozzo era prosciugato.

domenica 28 agosto 2011

Tenendo le cose assieme

In un campo
io sono l'assenza
di campo.
Questo è
sempre opportuno.
Dovunque sono
io sono ciò che manca.

Quando cammino
divido l'aria
e sempre
l'aria si fa avanti
per riempire gli spazi
che il mio corpo occupava.

Tutti abbiamo delle ragioni
per muoverci
io mi muovo
per tenere assieme le cose.

sabato 27 agosto 2011

Poesia d' amore

Le grandi notti d' estate
che nulla muove oltre il chiaro
filtro dei baci, il tuo volto
un sogno nelle mie mani.

Lontana come i tuoi occhi
tu sei venuta dal mare
dal vento che pare l' anima.

E baci perdutamente
sino a che l' arida bocca
come la notte è dischiusa
portata via dal suo soffio.

Tu vivi allora, tu vivi
il sogno ch' esisti è vero.
Da quanto t' ho cercata.

Ti stringo per dirti che i sogni
son belli come il tuo volto,
lontani come i tuoi occhi.

E il bacio che cerco è l' anima.

venerdì 26 agosto 2011

Nomi e cose

I nomi si sono scollati

dalle cose. Vedo oggetti

e persone, non ricordo

più i nomi. A piccoli

passi il mondo

si allontana da noi,

gli amici scendono

nel dimenticatoio.

giovedì 25 agosto 2011

Arietta Settembrina

Ritornerà sul mare
la dolcezza dei venti
a schiuder le acque chiare
nel verde delle correnti.

Al porto sul veliero
di carrube l' estate
imbruna, resta nero
il cane delle sassate.

S' addorme la campagna
di limoni e d' arena
nel canto che si lagna
monotono di pena.

Così prossima al mondo
dei gracili segni,
tu riposi nel fondo
della dolcezza che spegni.

Debito

Tra tutta questa morte che è venuta e viene,
guerre, esecuzioni, processi, morte e ancora morte
malattie, fame, fatalità fatali,
amici e nemici assassinati da sicari,
stroncature sistematiche e necrologi pronti,
la vita che vivo è quasi un dono.
Un dono della sorte, se non un furto della vita altrui,
perché la pallottola a cui scampai non andò a vuoto
ma colpí l altro corpo che si trovò al mio posto.
Cosí, come un dono immeritato, mi fu data la vita,
e tutto il tempo che mi resta
è come se mi fosse stato regalato dai morti
per narrare la loro storia.

lunedì 22 agosto 2011

Notte di corsia

Geme la stanza lenti

rintocchi per misura sono

morto abbastanza la terra

è spaccata dall'arsura


La luna sul Tuckett (a Emanuele Severino)

Per l'aperta finestra
nel notturno silenzio
entra il buio del bosco
e l'abbaglio remoto del nevaio
sul cui bianco si staglia
il rifugio del Tuckett,
alto sulla barriera di cristallo.
Tra le torri fulgenti, sopra il valico,
si bilancia una luna azzurra d'aria.

Che fai tu, luna, in ciel? Graziosa luna,
velina maculata trasparenza,
che ti sveli celando la tua essenza,
immobile nel chiuso cerchio immoto
del tuo viaggio nei cieli siderali,
presenza assenza essere apparenza...
Che fai tu, luna, in ciel?
Da imprecisati punti dello spazio
alla stanza che brucia e non s'illumina
tracci nel caos del mondo
tra cenge e vuoti e sfulmini, raggiante
il Sentiero del Giorno.
E la macula è dentro il chiaro cerchio,
incorporata oltrepassata arresa,
oscurità che non duole
nel grembo eterno della verità.

Cigola l'anta sui cardini, si chiude
sul buio della stanza;
la macula d'un tratto
si dilata, si sfrangia,
occupa intero il disco della luna.
E all'improvviso si ode,
dal Campanile del Brenta
franare - pulvis et umbra -
il mondo.




giovedì 28 luglio 2011

Il labirinto

Zeus non potrebbe sciogliere le reti
di pietra che mi stringono. Ho scordato
gli uomini che fui; seguo l’odiato
sentiero di monotone pareti
ch’è il mio destino. Dritte gallerie
che si curvano in circoli segreti,
passati che sian gli anni. Parapetti
in cui l’uso dei giorni ha aperto crepe.
Nella pallida polvere decifro
orme temute. L’aria m’ha recato
nei concavi crepuscoli un bramito
o l’eco d’un bramito desolato.
Nell’ombra un Altro so, di cui la sorte
è stancare le lunghe solitudini
che intessono e disfanno questo Ade
e bramare il mio sangue, la mia morte.
Ciascuno cerca l’altro. Fosse almeno
questo l’ultimo giorno dell’attesa.

domenica 24 luglio 2011

l'amore spira dove vuole

l'amore spira dove vuole

e ne percepisci la sua presenza

come se udissi un suono

non sai da dove venga

ne dove vada

mercoledì 22 giugno 2011

Aquí te amo.

En los oscuros pinos se desenreda el viento.
Fosforece la luna sobre las aguas errantes.
Andan días iguales persiguiéndose.

Se desciñe la niebla en danzantes figuras.
Una gaviota de plata se descuelga del ocaso.
A veces una vela. Altas, altas estrellas.

O la cruz negra de un barco.
Solo.
A veces amanezco, y hasta mi alma está húmeda.
Suena, resuena el mar lejano.
Este es un puerto.
Aquí te amo.

Aquí te amo y en vano te oculta el horizonte.
Te estoy amando aún entre estas frías cosas.
A veces van mis besos en esos barcos graves,
que corren por el mar hacia donde no llegan.

Ya me veo olvidado como estas viejas anclas.
Son más tristes los muelles cuando atraca la tarde.
Se fatiga mi vida inútilmente hambrienta.
Amo lo que no tengo. Estás tú tan distante.

Mi hastío forcejea con los lentos crepúsculos.
Pero la noche llega y comienza a cantarme.
La luna hace girar su rodaje de sueño.

Me miran con tus ojos las estrellas más grandes.
Y como yo te amo, los pinos en el viento,
quieren cantar tu nombre con sus hojas de alambre.

venerdì 17 giugno 2011

Ode al giorno felice

Esta vez dejadme
ser feliz,
nada ha pasado a nadie,
no estoy en parte alguna,
sucede solamente
que soy feliz
por los cuatro costados
del corazón, andando,
durmiendo o escribiendo.
Qué voy a hacerle, soy
feliz.
Soy más innumerable
que el pasto
en las praderas,
siento la piel como un árbol rugoso
y el agua abajo,
los pájaros arriba,
el mar como un anillo
en mi cintura,
hecha de pan y piedra la tierra
el aire canta como una guitarra.

giovedì 2 giugno 2011

By the Round Pound

You watch yourself. You watch the watcher too-
A ghostly figure on the garden wall.
And one of you is her, and one is you,
If either one of you exists at all.

How strange to be the one behind a face,

To have a name and know that it is yours,
To be in this particular green place,
To see a snail advance, to see it pause.

You sit quite still and wonder when you'll go.
It could be now. Or now. Or now. You stay.

Who's making up the plot? You'll never know.
Minute after minute swims away.

lunedì 23 maggio 2011

domenica 22 maggio 2011

Primo giorno

Papà, radice e luce, portami ancora per mano
nell’ottobre dorato del primo giorno di scuola.
Le rondini partivano, strillavano:
fra cinquant’anni ci ricorderai.

sabato 30 aprile 2011

Sonetto LXIX

Tal vez no ser es ser sin que tú seas,
sin que vayas cortando el mediodía
como una flor azul, sin que camines
más tarde por la niebla y los ladrillos,

sin esa luz que llevas en la mano
que tal vez otros no verán dorada,
que tal vez nadie supo que crecía
como el origen rojo de la rosa,

sin que seas, en fin, sin que vinieras
brusca, incitante, a conocer mi vida,
ráfaga de rosal, trigo del viento,

y desde entonces soy porque tú eres,
y desde entonces eres, soy y somos,
y por amor seré, serás, seremos.

sabato 16 aprile 2011

Tg delle venti (a Vik)

- "Il Giusto Trova Morte" -

mentre si spezzava il pane
e il vino scendeva nel bicchiere
lontano, quanto il non sapere
cosa è guerra e fame.

Ora di geometria

Sai quale forma ha l'amore
è la retta passante dai miei occhi
tangente all'infinito alla tua pelle
l'arco d'un abbraccio cui non appartieni
il cerchio dei miei passi
senza il tempo del cammino.

sabato 9 aprile 2011

Passaggio a livello

Appari sospesa su ali di carta,
fra petali bianchi che sciamano a terra
Poesia, in questi angoli offesi
non duri che un'ombra un respiro
il tempo d'un treno che stride il mio nome tra i vagoni

giovedì 7 aprile 2011

Gli abitanti

C’erano alcuni che abitavano su un corso
d’acqua,
uno dei fiumi piú grandi del mondo, ampio
e lucente.
Non lasciavano mai quel luogo, ma vedevano

tutta la vita che c’era a nord e a sud,
le chiatte pesanti e le vele chiare,
la corrente, i vortici e la luce,

e tutte le merci che passavano, davanti ai loro
occhi,
c’erano sempre cose grandi e sconosciute,
ma passavano cosí lente e chiare

che lasciavano un ricordo senza nome.
E restavano comunque un po’ insieme a loro.

Quando poi un vento piú sferzante cominciava
a soffiare
e arrivavano stagioni senza navi di passaggio,
stavano là come ciechi, con occhi spalancati.

martedì 5 aprile 2011

L'idiota

E mentre camminava per le strade e vedeva in ogni volto i segni di una fatica inutile, o alzava gli occhi verso i tetti delle case, su al cielo, per capire se c'era un senso, egli pareva trovarlo, e si rasserenava. Ma solo a una domanda, che lo investiva a ondate regolari con affanno, il principe Mishkin non sapeva rispondere: Perchè, Signore, i bambini muoiono?

lunedì 4 aprile 2011

Il ladro

Ladro, – davvero, un ladro dappoco, pregiudicato;
faceva la posta
a donne e uomini, vecchi e bambini, a foglie, finestre,
lampadine,
a vecchie chitarre, macchine per cucire, rami secchi,
a se stesso. Rubava sempre
un loro atteggiamento, una loro espressione, le cicche
che gettavano per strada,
i loro vestiti, quando si spogliavano nell’ora dell’amore,
i loro pensieri,
le loro forme sconosciute, le loro e le sue, e ne faceva
grandi, strani mazzi di fiori o li piantava nei vasi.
Adesso,
dal fioraio all’angolo, lo vedevamo dietro i vetri
aspergere con la pompa le grandi rose, le dalie,
i garofani,
non li vendeva né li regalava; – un ladro singolare,
un principe decaduto dentro la sua serra. Solo il suo
viso,
esangue, si distingueva in mezzo ai gigli altissimi,
come un morto nel feretro di vetro. Tuttavia,
nel freddo dell’inverno, questo fiorista coi suoi fiori
invenduti
ci dava sempre l’impressione di un’eterna primavera;
anche se in seguito apprendemmo
che tutti quei fiori erano di carta, colorati
con tinte rosse e gialle – ma soprattutto rosse –
in sfumature varie.

sabato 26 marzo 2011

Square poem

I often wondered when I cursed,
Often feared where I would be -
Wondered where she'd yield her love
When I yield, so will she.
I would her will be pitied!
Cursed be love! She pitied me...

martedì 22 marzo 2011

La prima foto di Dio

Questo era il mio aspetto dopo quel primo giorno.
Io, solo con le mie pietre di pietra,
Io, solo con i miei venti di vento.

Era il giorno in cui ero ancora felice,
la terra ancora deserta e vuota,
solo più tardi ho creato gli alberi,
gli animali, l’esercito e quel fotografo.

Spesso ho nostalgia del giorno
in cui l’ho fatto, lui per primo.
Lui e io, insieme nella mia creazione,
io con la mia giacca viola tra i venti di vento,
lui con il suo occhio come uno specchio
sulle mie pietre di pietra,

e nient’altro.

martedì 15 marzo 2011

Concerto Grosso (1951-1956)

Dopo gli applausi, l'inchino, le luci spente
la pausa del silenzio,
scricchiolano le scarpette nere sul podio
e la bacchetta traccia il segno nell'aria.
Allora l'aria chiusa scuote il suono,
l'ira e l'amore dei fragili strumenti
grave si allarga e avvolge come un fiume

e i violini concordi
striano il silenzio,

muovono vertigini
e nevicano nel vuoto bianchi fiocchi di neve.
Abbassate le palpebre, la neve
splende nel buio, compone dune sui morti,
volteggia bianca nelle protette pupille.
Abbassate le palpebre, nasce il turbine.

E tu flauto suona basso,
insisti sulla voce più straziata,
rallenta flauto quella voce nera
fin che la copra il rullo dei tamburi.
Per una fronte pura
non c'è più stella o nuvola;
per l'occhio dritto, come una lama
non c'è più vento che beva lo sguardo;
per le mani affilate dalla pietà,
non c'è più olio, né pane, né vino.
L'erba cresce sui morti, ma l'astro solitario
della notte che viene
l'incenerisce col suo cupo fulgore.

Scricchiolano le scarpette lucide, con ira.
La bacchetta si muove negli specchi,
moltiplica gli specchi e la magia,
evoca dentro fiamme bianche e spettrali.
Il tuo sogno lo rubano i predoni
e i lamenti del sangue sulle rive.
Ma non chiudere il cerchio con la mano,
lascia sospesa nell'aria
questa piaga di fuoco, questa aperta frontiere.
Continua il concerto grosso, non ha tregua
e non lo puoi fermare.
Scorre nelle tue mani e per le strade
crudele fiume d'uomini e strumenti,
disperata figura huius mundi.

domenica 13 marzo 2011

Aprile e Silenzio

La primavera giace deserta.
Scuro come il velluto il fossato
si snoda al mio fianco
senza immagini riflesse.

Soli a splendere
sono dei fiori gialli.

Mi porta la mia ombra,
come la sua nera custodia
un violino.

La sola cosa che voglio dire
brilla fuori dalla mia portata
come l’argento
sul banco dei pegni.

giovedì 10 marzo 2011

Tu non ricordi

Tu non ricordi
ma in un tempo
così lontano che non sembra stato
ci siamo dondolati
su un'altalena sola.

Che non finisse mai quel dondolio
fu l'unica preghiera in senso stretto
che in tutta la mia vita
abbia levato al cielo.

lunedì 7 marzo 2011

Fedeli al duro accordo

Fedeli al duro accordo
non ci cerchiamo più
così i bambini giocano
a non ridere per primi
guardandosi negli occhi
e alcuni sono così bravi
che diventano tristi per la vita intera.

Quartet

The dove descending breaks the air
With flame of incandescent terror
Of which the tongues declare
The one dischage from sin and error.
The only hope, or else despair
Lies in the choice of pyre of pyre-
To be redeemed from fire by fire.

Who then devised the torment? Love.
Love is the unfamiliar Name
Behind the hands that wove
The intolerable shirt of flame
Which human power cannot remove.
We only live, only suspire
Consumed by either fire or fire.

lunedì 21 febbraio 2011

Due

Quando saremo due saremo veglia e sonno
affonderemo nella stessa polpa
come il dente di latte e il suo secondo,
saremo due come sono le acque, le dolci e le salate,
come i cieli, del giorno e della notte,
due come sono i piedi, gli occhi, i reni,
come i tempi del battito
i colpi del respiro.
Quando saremo due non avremo metà
saremo un due che non si può dividere con niente.
Quando saremo due, nessuno sarà uno,
uno sarà l'uguale di nessuno
e l'unità consisterà nel due.
Quando saremo due
cambierà nome pure l'universo
diventerà diverso.

venerdì 18 febbraio 2011

Scritti giovanili

Odio gli indifferenti,
perchè mi da noia il loro piagnisteo
di eterni innocenti.
Domando conto ad ognuno di essi
come ha svolto il compito
che la vita gli ha posto
e gli pone quotidianamente,
di ciò che ha fatto
e specialmente di ciò che non ha fatto.
E sento di poter essere inesorabile,
di non dover sprecare la mia pietà,
di non dover spartire con loro
le mie lacrime...

giovedì 17 febbraio 2011

Ballata delle donne

Quando ci penso, che il tempo è passato,
le vecchie madri che ci hanno portato,
poi le ragazze, che furono amore,
e poi le mogli e le figlie e le nuore,
femmina penso, se penso una gioia:
pensarci il maschio, ci penso la noia.

Quando ci penso, che il tempo è venuto,
la partigiana che qui ha combattuto,
quella colpita, ferita una volta,
e quella morta, che abbiamo sepolta,
femmina penso, se penso la pace:
pensarci il maschio, pensare non piace.

Quando ci penso, che il tempo ritorna,
che arriva il giorno che il giorno raggiorna,
penso che è culla una pancia di donna,
e casa è pancia che tiene una gonna,
e pancia è cassa, che viene al finire,
che arriva il giorno che si va a dormire.

Perché la donna non è cielo, è terra
carne di terra che non vuole guerra:
è questa terra, che io fui seminato,
vita ho vissuto che dentro ho piantato,
qui cerco il caldo che il cuore ci sente,
la lunga notte che divento niente.

Femmina penso, se penso l'umano
la mia compagna, ti prendo per mano.

Considero valore

Considero valore ogni forma di vita,
la neve, la fragola, la mosca.
Considero valore il regno minerale, l’assemblea delle stelle.
Considero valore il vino finché dura il pasto,
un sorriso involontario, la stanchezza di chi non si è risparmiato,
due vecchi che si amano.
Considero valore quello che domani non varrà più niente,
e quello che oggi vale ancora poco.
Considero valore tutte le ferite.
Considero valore risparmiare acqua,
riparare un paio di scarpe,
tacere in tempo,
accorrere a un grido,
chiedere permesso prima di sedersi,
provare gratitudine senza ricordarsi di che.
Considero valore sapere in una stanza dov’è il nord,
qual’è il nome del vento che sta asciugando il bucato.
Considero valore il viaggio del vagabondo,
la clausura della monaca,
la pazienza del condannato, qualunque colpa sia.
Considero valore l’uso del verbo amare
e l’ipotesi che esista un creatore.
Molti di questi valori non ho conosciuto.

martedì 15 febbraio 2011

Mattino, XXV

Antes de amarte, amor, nada era mío
vacilé por las calles y las cosas;
nada contaba ni tenía nombre:
el mundo era del aire que esperaba.
Yo conocí salones cenicientos,
túneles habitados por la luna,
hangares crueles que se despedían,
preguntas que insistían en la arena.
Todo estaba vacío, muerto y mudo,
caído, abandonado y decaído,
todo era inalienablemente ajeno,
todo era de los otros y de nadie,
hasta que tu belleza y pobreza
llenaron el otoño de regalos.

lunedì 14 febbraio 2011

Invierno

En rodillas de viento, galgo y huella
fuí tras de ti, mujer en mi presencia
transportado por ágil luz de estrella
de sentido en sentido hasta la ausencia.
Atravesaste, amor, los egoísmos
que en sílice de lágrimas desvelo
yuxtaponiendo abismos sobre abismos
en mi insoluble soledad de hielo.
La gran araña de la lluvia teje
con agua y viento telarañas móviles
¿qué mañana serán cuando despeje?
Superficie de vidrio sin quebranto,
como serán mis ojos cuando inmóviles
hayan llorado ya todo su llanto.

mercoledì 9 febbraio 2011

La courbe de tes yeux

La courbe de tes yeux fait le tour de mon coeur,
Un rond de danse et de douceur,
Auréole du temps, berceau nocturne et sûr,
Et si je ne sais plus tout ce que j'ai vécu
C'est que tes yeux ne m'ont pas toujours vu.

Feuilles de jour et mousse de rosée,
Roseaux du vent, sourires parfumés,
Ailes couvrant le monde de lumière,
Bateaux chargés du ciel et de la mer,
Chasseurs des bruits et sources des couleurs,

Parfums éclos d'une couvée d'aurores
Qui gît toujours sur la paille des astres,
Comme le jour dépend de l'innocence
Le monde entier dépend de tes yeux purs
Et tout mon sang coule dans leurs regards.

martedì 8 febbraio 2011

Plenilunio

Niente, non aspetto piú niente da te, cielo,
Dovunque mi aggrappi cado con fragore
Dal tuo tetto d’aria colmo di conchiglie
Dal mazzo arrugginito delle tue stelle;
Una luna spropositata sorge in me
S’ingrossa minacciosa sui miei crinali
Sorgerà un plenilunio a frantumarmi.

sabato 5 febbraio 2011

Per Paola

Eppure,
queste foto dalle Cinque Torri
potran forse servire ai figli,
un giorno,
per ridirsi stupiti
quanto fossi bella.

Perchè sei bella,
e nelle linee perfette
trovo la grazia dei rami
quando dirada la macchia
e gli alti fusti
dall'edera dall'erba
si slanciano e
l'occhio riluce
come un filo
melodioso
dalla fonte

Ma non ti credo.
E i tuoi occhi limpidi
sono del cielo di queste fotografie
raro incanto nell'impero delle nebbie.

giovedì 27 gennaio 2011

venerdì 7 gennaio 2011

I simulacri e le cose

Non ci aspettavamo che accadesse di nuovo
eppure è di nuovo nero come la pece il cielo,
partorisce mostri di oscurità la notte,
spauracchi del sonno e della veglia
ostruiscono il passaggio, minacciano, chiedono riscatti.
Non temere Lestrigoni e Ciclopi...
non temere, diceva il poeta,
ma io temo i loro odierni simulacri
e soprattutto quelli che li muovono.

Temo quanti si arruolano per salvarci
da un inferno che aspetta solo noi,
quanti predicano una vita corretta e salutare
con l’alimentazione forzata del pentimento,
quanti ci liberano dall’ansia della morte
con prestiti a vita di anima e di corpo,
quanti ci rinvigoriscono con stimolanti antropòvori
con elisir di giovinezza geneticamente modificata.

Come una goccia di vetriolo brucia l’occhio
così una fialetta di malvagità
può avvelenare innumerevoli vite,
“inesauribili le forze del male nell’uomo”
predicano da mille parti gli oratori,
solo che i detentori della verità assoluta
scoprono sempre negli altri il male.
“Ma la poesia cosa fa, cosa fanno i poeti?”
gridano quelli che cercano il consenso
su ciò che hanno pensato e già deciso,
e vogliono che ancora oggi i poeti
siamo giullari, profeti o cortigiani.

Ma i poeti, nonostante la loro boria
o il loro sottomettersi ai potenti,
il narcisismo o l’adorazione di molti,
nonostante il loro stile ellittico o verboso,
a un certo punto scelgono, denunciano, sperano,
chiedono, come nell’istante cruciale
l’altro poeta chiese: più luce.
La poesia non riadatta al presente
la stessa opera rappresentata da anni,
non salmeggia istruzioni sull’uso del bene,
non risuscita i cani morti della metafisica.
Passando in rassegna le cose già accadute
la poesia cerca risposte
a domande non ancora fatte.