lunedì 22 agosto 2011

La luna sul Tuckett (a Emanuele Severino)

Per l'aperta finestra
nel notturno silenzio
entra il buio del bosco
e l'abbaglio remoto del nevaio
sul cui bianco si staglia
il rifugio del Tuckett,
alto sulla barriera di cristallo.
Tra le torri fulgenti, sopra il valico,
si bilancia una luna azzurra d'aria.

Che fai tu, luna, in ciel? Graziosa luna,
velina maculata trasparenza,
che ti sveli celando la tua essenza,
immobile nel chiuso cerchio immoto
del tuo viaggio nei cieli siderali,
presenza assenza essere apparenza...
Che fai tu, luna, in ciel?
Da imprecisati punti dello spazio
alla stanza che brucia e non s'illumina
tracci nel caos del mondo
tra cenge e vuoti e sfulmini, raggiante
il Sentiero del Giorno.
E la macula è dentro il chiaro cerchio,
incorporata oltrepassata arresa,
oscurità che non duole
nel grembo eterno della verità.

Cigola l'anta sui cardini, si chiude
sul buio della stanza;
la macula d'un tratto
si dilata, si sfrangia,
occupa intero il disco della luna.
E all'improvviso si ode,
dal Campanile del Brenta
franare - pulvis et umbra -
il mondo.




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