martedì 28 luglio 2015

lunedì 27 luglio 2015

La storia delle nuvole 1

Visto come si presentano
all'improvviso o a ciel sereno
difficilmente si può affermare
che vengano al mondo.
Per il loro impercettibile svanire
non hanno sentore di morte.
Di certo nessuno raggiunge
un tale livello di caducità.
Maestose solitarie e bianche
s'innalzano su un azzurro di seta
o si stringono vicine
quali animali infreddoliti,
si addensano collettive e cupe
d'inchiostro in catastrofi elettriche,
rintronano, lampeggiano, impassibili,
grandinano e scrosciano.
Inscenano poi di nuovo
vani artifici, trascolorano,
contraffanno tutto quanto è solido.
Un gioco è la loro storia e incruenta,
più antica della nostra.
Non hanno bisogno di storici,
carnefici e medici, fanno a meno
di capi e di combattimenti.
Calme sono le loro alte
migrazioni e inarrestabili.
Non si affannano per nulla. Forse credono nella
resurrezione, spensieratamente
felici come me supino
che le inseguo un tratto con lo sguardo.

Oreste

E quando gli altri esulteranno per la mia azione, noi due
piangeremo sopra la splendida spada insanguinata, degna di gloria,
piangeremo queste ceneri, questo morto, il cui posto
ha preso un altro, nascondendo completamente il suo viso scorticato
con un’onesta, venerabile maschera d’oro,
forse anche utile, nella sua forma grossolana,
come precetto, esempio, oppio per il popolo, paura del tiranno, esercizio
che continua lentamente, gravemente, la storia con ripetuti trionfi e morti,
non con la tremenda conoscenza (impossibile per la massa)
ma con la difficile azione e la fede facile,
la fede inflessibile, necessaria, sventurata
mille volte smentita e altrettante conservata
con le unghie e coi denti dall’anima dell’uomo – fede ignorante
che, formichina formichina, compie grandi imprese in segreto nell’oscurità.

sabato 18 luglio 2015

El despertar

Entra la luz y asciendo torpemente
de los sueños al sueño compartido
y las cosas recobran su debido
y esperado lugar y en el presente
converge abrumador y vasto el vago
ayer: las seculares migraciones
del pájaro y del hombre, las legiones
que el hierro destruyó: Roma y Cartago.
Vuelve también mi cotidiana historia:
mi voz, mi rostro, mi temor, mi suerte.
¡Ah, si aquel otro despertar la muerte
me deparara un tiempo sin memoria
de mi nombre y de todo lo que he sido!
¡Ah, si en esa mañana hubiera olvido!