Passano i giorni. Sbatte la vela sulla nave.
Si spezza la cima. Non li abbiamo annaffiati gli alberi.
L’altr’anno seccarono – né un frutto né una foglia.
Le donne sono invecchiate in fretta. Piccole lumache
salgono sui muri. Un giorno che scendemmo
a pulire, una buona volta, il pozzo – niente;
una frescura sorda e un mucchio di secchi arrugginiti.
Li tirammo fuori uno per uno. Il pozzo era prosciugato.
lunedì 29 agosto 2011
domenica 28 agosto 2011
Tenendo le cose assieme
In un campo
io sono l'assenza
di campo.
Questo è
sempre opportuno.
Dovunque sono
io sono ciò che manca.
Quando cammino
divido l'aria
e sempre
l'aria si fa avanti
per riempire gli spazi
che il mio corpo occupava.
Tutti abbiamo delle ragioni
per muoverci
io mi muovo
per tenere assieme le cose.
io sono l'assenza
di campo.
Questo è
sempre opportuno.
Dovunque sono
io sono ciò che manca.
Quando cammino
divido l'aria
e sempre
l'aria si fa avanti
per riempire gli spazi
che il mio corpo occupava.
Tutti abbiamo delle ragioni
per muoverci
io mi muovo
per tenere assieme le cose.
sabato 27 agosto 2011
Poesia d' amore
Le grandi notti d' estate
che nulla muove oltre il chiaro
filtro dei baci, il tuo volto
un sogno nelle mie mani.
Lontana come i tuoi occhi
tu sei venuta dal mare
dal vento che pare l' anima.
E baci perdutamente
sino a che l' arida bocca
come la notte è dischiusa
portata via dal suo soffio.
Tu vivi allora, tu vivi
il sogno ch' esisti è vero.
Da quanto t' ho cercata.
Ti stringo per dirti che i sogni
son belli come il tuo volto,
lontani come i tuoi occhi.
E il bacio che cerco è l' anima.
che nulla muove oltre il chiaro
filtro dei baci, il tuo volto
un sogno nelle mie mani.
Lontana come i tuoi occhi
tu sei venuta dal mare
dal vento che pare l' anima.
E baci perdutamente
sino a che l' arida bocca
come la notte è dischiusa
portata via dal suo soffio.
Tu vivi allora, tu vivi
il sogno ch' esisti è vero.
Da quanto t' ho cercata.
Ti stringo per dirti che i sogni
son belli come il tuo volto,
lontani come i tuoi occhi.
E il bacio che cerco è l' anima.
venerdì 26 agosto 2011
Nomi e cose
I nomi si sono scollati
dalle cose. Vedo oggetti
e persone, non ricordo
più i nomi. A piccoli
passi il mondo
si allontana da noi,
gli amici scendono
nel dimenticatoio.
dalle cose. Vedo oggetti
e persone, non ricordo
più i nomi. A piccoli
passi il mondo
si allontana da noi,
gli amici scendono
nel dimenticatoio.
giovedì 25 agosto 2011
Arietta Settembrina
Ritornerà sul mare
la dolcezza dei venti
a schiuder le acque chiare
nel verde delle correnti.
Al porto sul veliero
di carrube l' estate
imbruna, resta nero
il cane delle sassate.
S' addorme la campagna
di limoni e d' arena
nel canto che si lagna
monotono di pena.
Così prossima al mondo
dei gracili segni,
tu riposi nel fondo
della dolcezza che spegni.
la dolcezza dei venti
a schiuder le acque chiare
nel verde delle correnti.
Al porto sul veliero
di carrube l' estate
imbruna, resta nero
il cane delle sassate.
S' addorme la campagna
di limoni e d' arena
nel canto che si lagna
monotono di pena.
Così prossima al mondo
dei gracili segni,
tu riposi nel fondo
della dolcezza che spegni.
Debito
Tra tutta questa morte che è venuta e viene,
guerre, esecuzioni, processi, morte e ancora morte
malattie, fame, fatalità fatali,
amici e nemici assassinati da sicari,
stroncature sistematiche e necrologi pronti,
la vita che vivo è quasi un dono.
Un dono della sorte, se non un furto della vita altrui,
perché la pallottola a cui scampai non andò a vuoto
ma colpí l altro corpo che si trovò al mio posto.
Cosí, come un dono immeritato, mi fu data la vita,
e tutto il tempo che mi resta
è come se mi fosse stato regalato dai morti
per narrare la loro storia.
guerre, esecuzioni, processi, morte e ancora morte
malattie, fame, fatalità fatali,
amici e nemici assassinati da sicari,
stroncature sistematiche e necrologi pronti,
la vita che vivo è quasi un dono.
Un dono della sorte, se non un furto della vita altrui,
perché la pallottola a cui scampai non andò a vuoto
ma colpí l altro corpo che si trovò al mio posto.
Cosí, come un dono immeritato, mi fu data la vita,
e tutto il tempo che mi resta
è come se mi fosse stato regalato dai morti
per narrare la loro storia.
lunedì 22 agosto 2011
Notte di corsia
Geme la stanza lenti
rintocchi per misura sono
morto abbastanza la terra
è spaccata dall'arsura
rintocchi per misura sono
morto abbastanza la terra
è spaccata dall'arsura
La luna sul Tuckett (a Emanuele Severino)
Per l'aperta finestra
nel notturno silenzio
entra il buio del bosco
e l'abbaglio remoto del nevaio
sul cui bianco si staglia
il rifugio del Tuckett,
alto sulla barriera di cristallo.
Tra le torri fulgenti, sopra il valico,
si bilancia una luna azzurra d'aria.
Che fai tu, luna, in ciel? Graziosa luna,
velina maculata trasparenza,
che ti sveli celando la tua essenza,
immobile nel chiuso cerchio immoto
del tuo viaggio nei cieli siderali,
presenza assenza essere apparenza...
Che fai tu, luna, in ciel?
Da imprecisati punti dello spazio
alla stanza che brucia e non s'illumina
tracci nel caos del mondo
tra cenge e vuoti e sfulmini, raggiante
il Sentiero del Giorno.
E la macula è dentro il chiaro cerchio,
incorporata oltrepassata arresa,
oscurità che non duole
nel grembo eterno della verità.
Cigola l'anta sui cardini, si chiude
sul buio della stanza;
la macula d'un tratto
si dilata, si sfrangia,
occupa intero il disco della luna.
E all'improvviso si ode,
dal Campanile del Brenta
franare - pulvis et umbra -
il mondo.
nel notturno silenzio
entra il buio del bosco
e l'abbaglio remoto del nevaio
sul cui bianco si staglia
il rifugio del Tuckett,
alto sulla barriera di cristallo.
Tra le torri fulgenti, sopra il valico,
si bilancia una luna azzurra d'aria.
Che fai tu, luna, in ciel? Graziosa luna,
velina maculata trasparenza,
che ti sveli celando la tua essenza,
immobile nel chiuso cerchio immoto
del tuo viaggio nei cieli siderali,
presenza assenza essere apparenza...
Che fai tu, luna, in ciel?
Da imprecisati punti dello spazio
alla stanza che brucia e non s'illumina
tracci nel caos del mondo
tra cenge e vuoti e sfulmini, raggiante
il Sentiero del Giorno.
E la macula è dentro il chiaro cerchio,
incorporata oltrepassata arresa,
oscurità che non duole
nel grembo eterno della verità.
Cigola l'anta sui cardini, si chiude
sul buio della stanza;
la macula d'un tratto
si dilata, si sfrangia,
occupa intero il disco della luna.
E all'improvviso si ode,
dal Campanile del Brenta
franare - pulvis et umbra -
il mondo.
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