sabato 30 aprile 2011

Sonetto LXIX

Tal vez no ser es ser sin que tú seas,
sin que vayas cortando el mediodía
como una flor azul, sin que camines
más tarde por la niebla y los ladrillos,

sin esa luz que llevas en la mano
que tal vez otros no verán dorada,
que tal vez nadie supo que crecía
como el origen rojo de la rosa,

sin que seas, en fin, sin que vinieras
brusca, incitante, a conocer mi vida,
ráfaga de rosal, trigo del viento,

y desde entonces soy porque tú eres,
y desde entonces eres, soy y somos,
y por amor seré, serás, seremos.

sabato 16 aprile 2011

Tg delle venti (a Vik)

- "Il Giusto Trova Morte" -

mentre si spezzava il pane
e il vino scendeva nel bicchiere
lontano, quanto il non sapere
cosa è guerra e fame.

Ora di geometria

Sai quale forma ha l'amore
è la retta passante dai miei occhi
tangente all'infinito alla tua pelle
l'arco d'un abbraccio cui non appartieni
il cerchio dei miei passi
senza il tempo del cammino.

sabato 9 aprile 2011

Passaggio a livello

Appari sospesa su ali di carta,
fra petali bianchi che sciamano a terra
Poesia, in questi angoli offesi
non duri che un'ombra un respiro
il tempo d'un treno che stride il mio nome tra i vagoni

giovedì 7 aprile 2011

Gli abitanti

C’erano alcuni che abitavano su un corso
d’acqua,
uno dei fiumi piú grandi del mondo, ampio
e lucente.
Non lasciavano mai quel luogo, ma vedevano

tutta la vita che c’era a nord e a sud,
le chiatte pesanti e le vele chiare,
la corrente, i vortici e la luce,

e tutte le merci che passavano, davanti ai loro
occhi,
c’erano sempre cose grandi e sconosciute,
ma passavano cosí lente e chiare

che lasciavano un ricordo senza nome.
E restavano comunque un po’ insieme a loro.

Quando poi un vento piú sferzante cominciava
a soffiare
e arrivavano stagioni senza navi di passaggio,
stavano là come ciechi, con occhi spalancati.

martedì 5 aprile 2011

L'idiota

E mentre camminava per le strade e vedeva in ogni volto i segni di una fatica inutile, o alzava gli occhi verso i tetti delle case, su al cielo, per capire se c'era un senso, egli pareva trovarlo, e si rasserenava. Ma solo a una domanda, che lo investiva a ondate regolari con affanno, il principe Mishkin non sapeva rispondere: Perchè, Signore, i bambini muoiono?

lunedì 4 aprile 2011

Il ladro

Ladro, – davvero, un ladro dappoco, pregiudicato;
faceva la posta
a donne e uomini, vecchi e bambini, a foglie, finestre,
lampadine,
a vecchie chitarre, macchine per cucire, rami secchi,
a se stesso. Rubava sempre
un loro atteggiamento, una loro espressione, le cicche
che gettavano per strada,
i loro vestiti, quando si spogliavano nell’ora dell’amore,
i loro pensieri,
le loro forme sconosciute, le loro e le sue, e ne faceva
grandi, strani mazzi di fiori o li piantava nei vasi.
Adesso,
dal fioraio all’angolo, lo vedevamo dietro i vetri
aspergere con la pompa le grandi rose, le dalie,
i garofani,
non li vendeva né li regalava; – un ladro singolare,
un principe decaduto dentro la sua serra. Solo il suo
viso,
esangue, si distingueva in mezzo ai gigli altissimi,
come un morto nel feretro di vetro. Tuttavia,
nel freddo dell’inverno, questo fiorista coi suoi fiori
invenduti
ci dava sempre l’impressione di un’eterna primavera;
anche se in seguito apprendemmo
che tutti quei fiori erano di carta, colorati
con tinte rosse e gialle – ma soprattutto rosse –
in sfumature varie.