giovedì 28 ottobre 2010

Volontaria follia..

Volontaria follia, piacevol male,
stanco riposo, utilità nocente,
disperato sperar, morir vitale,
temerario dolor, riso dolente:
un vetro duro, un adamante frale,
un’arsura gelata, un gelo ardente,
di discordie concordi abisso eterno,
paradiso infernal, celeste inferno.

sabato 23 ottobre 2010

Toccò a lei...

Toccò a lei, ultima ventata
sradicarmi da dov’ero
lì a dimora.
Il tempo successivo,
arò il mio corpo dalla mia memoria,
ne sperse ogni sentore,
sarchiò quel territorio
e fu materia
nella materia
il mio sfatto sudario,
si dissolse il grumo
casuale o necessario –
non so ancora –
che era stato
il mio nido,
il mio calvario,
se non che celeste e tenebroso
era nel suo deliquio
l’esistente provvisorio.
Oh vita, ascoltai quella loquela
provenire da te,
dal tuo profondo grembo.

giovedì 14 ottobre 2010

Una notte d’inverno

La tempesta poggia la sua bocca alla casa
e soffia per emettere un suono.
Dormo inquieto, mi giro, leggo
il testo della tempesta assopita.

Ma gli occhi del bambino sono spalancati al buio
e il temporale mugola per lui.
Entrambi amano le lampade che dondolano.
Entrambi sono a metà strada dal linguaggio.

La tempesta ha mani infantili e ali.
La carovana si lancia verso la Lapponia.
E la casa avverte la sua costellazione di chiodi
che tiene insieme le pareti.

La notte è immobile sul nostro pavimento
(dove tutti i passi attutiti
riposano come foglie affondate in uno stagno)
ma fuori infuria la notte!

Sul mondo passa una piú grave tempesta.
Poggia la sua bocca alla nostra anima
e soffia per emettere un suono – temiamo
che la tempesta soffiando ci svuoti.

venerdì 8 ottobre 2010

Apri come un cigno le tue ali

Tu, intanto, apri come un cigno le tue ali,
e l’oblio, sul Danubio e sulla Sava, addormentati.
Tu risvegli l’allegria, quella di un tempo,
e le risate, mentre chiedo aiuto, urlo e piango.
In Te non ci sono vermi, neppure nelle tombe.
Tu brilli, come il riso nelle lacrime.
In Te un contadino canta, anche d’inverno,
versando il sangue, come vino, nell’otre nuova.
Ma quando suonerà l’ultima ora e il mio capo
si reclinerà,
Tu mi bacerai, lo so, come fossi mia madre.

lunedì 4 ottobre 2010

Poesia sul fatto che io non ti piaccio

Ecco
io non ti piaccio
si capisce che non ti piaccio.

Io lo so perché
è perché
ti fermi alla superficie
ti fermi al fatto
che sono senza capelli.

E non lo sai
quanto ci guadagneresti
a non fermarti alla superficie
perché lo sapresti
lo vedresti che io
dentro
ce n’ho pieno
di capelli.

Temporale

Passando, s’incontra all’improvviso qui la vecchia
quercia gigantesca, alce pietrificato dalla
chioma sconfinata sulla fortezza nero-verde
del mare di settembre.
Temporale del nord. È il tempo in cui maturano
grappoli di nespole. Vegliando al buio si sentono
scalpitare le costellazioni alle loro poste
in alto sopra l’albero.