domenica 21 giugno 2015
La notte
Della notte so poco
ma di me la notte sembra sapere,
e piú ancora, mi assiste come se mi amasse,
mi ammanta di stelle la coscienza.
Forse la notte è la vita e il sole la morte.
Forse la notte è nulla
e nulla le nostre congetture
e nulla gli esseri che la vivono.
Forse le parole sono l'unica cosa che esiste
nel vuoto enorme dei secoli
che ci graffiano l'anima coi ricordi.
Ma la notte conosce la miseria
che succhia il sangue e le idee.
Scaglia l'odio, la notte, sui nostri sguardi
che sa pieni di interessi, di incontri mancati.
Ma accade che la notte ne senta il pianto nelle ossa.
Delira la sua lacrima immensa
e grida che qualcosa è partito per sempre.
Un giorno torneremo a essere.
sabato 13 giugno 2015
Nome e soprannome
Stanotte di fronte al televisore spento
mi sono messo a ballare con una canna da pesca
un lento tragico e romantico, ho spostato i mobili
del soggiorno e al centro del pavimento ho ammucchiato
quotidiani vecchi, cartoni di latte e qualche
fazzoletto sporco. Poi ho dato fuoco a tutto
e mi sembrava di partecipare a uno di quei balli
studenteschi pieni di gioia e speranza nella vodka
con un chiasso infernale che mi riempiva le orecchie
con il rumore del mare.
Spento il fuoco, qualche ombra fiera e dura
incisa sulle mura, la canna da pesca incrinata
sono rimasto a suonare su una tastiera sgraziata
chissà poi cosa
aspettando di riprendere fiato
e ho pensato di uscire all’aria aperta ma chiudendo
gli occhi il rosso del fuoco divideva ancora
il mio pavimento e non colava a picco,
rimaneva fisso lì a marchiare il territorio
in attesa di tutta la mia miseria.
La mia falce ha mietuto le tue messi
La mia falce ha mietuto le tue messi
il mio sudore ha bagnato le tue viti
è sera, accendi le luci delle stelle
Il mio silenzio ha onorato l'uva e l'erba
le falci, le botti, la mucca e la cantina
i miei occhi a te son ora rivolti
Il mio aratro ha arato i tuoi campi
il tuo dito ha arato il mio volto
al mio desco c'è ora un posto che t'attende
Siedi e dividi la mia cena,
poi riscuoti quel che ti debbo
e sia fatta la tua volontà.
il mio sudore ha bagnato le tue viti
è sera, accendi le luci delle stelle
Il mio silenzio ha onorato l'uva e l'erba
le falci, le botti, la mucca e la cantina
i miei occhi a te son ora rivolti
Il mio aratro ha arato i tuoi campi
il tuo dito ha arato il mio volto
al mio desco c'è ora un posto che t'attende
Siedi e dividi la mia cena,
poi riscuoti quel che ti debbo
e sia fatta la tua volontà.
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